Laureata in Filosofia presso l'Università degli Studi di Milano e in Graphic Design presso IED Milano, mi occupo di Design della Comunicazione e della Ricognizione dei Saperi contemporanei quale linfa della nuova Cultura del Progetto.
Il mio recente testo “Il marchio demiurgo" rappresenta uno specifico contributo su tali convincimenti e affronta le strategie del coinvolgimento estetico, esperienziale e sensoriale nella fruizione dei fatti di comunicazione. Insegno Storia della Grafica e del Design presso IED Milano; insegno Comunicazione Integrata presso IULM, nei laboratori di Creatività e Progettazione, Facoltà di Relazioni Pubbliche e Comunicazione d’Impresa.
Ho insegnato presso il Politecnico di Milano, Facoltà del Design. Svolgo il ruolo di direttore creativo per Metaforma Design, studio specializzato nell’ideazione di marchi e identità innovative, che ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti, fra cui il primo premio nella competizione mondiale per il miglior marchio italiano nel mondo.
Emozione memorabile rimane in merito alla mia passione per la Grafica il primo premio ricevuto da Max Huber, al concorso nazionale per il marchio di qualità della seta italiana.
Il Marchio demiurgo.
Identità strategica nell'orizzonte estetico.
Il grande potere che i marchi esercitano oggi sui mercati finanziari non consente più di identificarli solo in quanto "segni" della comunicazione. Tale ambiguità apre un nuovo orizzonte epistemologico e spinge a chiedersi per mezzo di quali capacità i marchi siano riusciti ad assumere un'importanza così rilevante all'interno della nostra vita sociale.
In un mondo dominato dalle potenze economico-finanziarie non ha più alcun senso continuare a intendere il marchio in funzione della sua utilità contingente o in riferimento a quella bellezza formale che un tempo gli valse la qualifica di "segno principe" delle attività di Visual e Corporate Identity.
Questo libro intende porre l'accento sulle implicazioni antropologiche che scaturiscono dall'incontro tra le sofisticate strategie di comunicazione orchestrate dai marchi commerciali e la dimensione percettivo-estetica dell'uomo che, inevitabilmente, le accoglie e le fa proprie, interiorizzandole.
Il potere esercitato dal marchio sulla nostra identità individuale sarà tanto più grande quanto più gli sarà concesso di imporre la sua impronta sulla nostra capacità di provare sensazioni, emozioni, sentimenti e desideri.
Ecco, allora, che le suggestioni offerte dai marchi di ultima generazione - marchi sonori, gustativi, olfattivi e tattili - interessano l'intera specie umana e non solo una certa area di competenza professionale. È lecito che un'impresa registri, come proprio marchio commerciale, l'odore dell'erba appena tagliata o il canto di un gallo?
Il “marchio” oggi, al pari di Elena, moglie di Menelao, al pari cioè della donna più bella del mondo, viene quotidianamente rapito e conteso, e in nome della forza esercitata dal suo potere, vengono combattute le molte guerre della nostra contemporaneità.
Non è forse tempo, per gli studiosi dei segni e dei linguaggi della comunicazione, di cominciare a intendere il marchio come la porta d’accesso al cuore e al motore dei processi percettico-estetico-cognitivi che sovrintendono alla valorizzazione di tutto ciò che percepiamo?
Non bisognerà forse cominciare ad approfondire le “manovre” che il sistema economico utilizza e con cui mette in atto veri e propri tentativi di dirottamento delle dinamiche fondamentali e strutturali dell’individuo, finalizzati alla monetizzazione dell'universo emozionale e aspirazionale di quest'ultimo?