_il braciere riscaldava l’andito dove di solito anche se inverno la porta che dava direttamente sulla strada, fatta di cemento e ciottoli, era aperta.
io giocavo vicino a quel carbone che ardeva e scoppiettava di spisidde, osservato e spesso richiamato all’attenzione dai miei genitori seduti li vicino a raccontare a “Nunziatino e Giuanna i Pentidattilu” le novità di città e le ultime sui parenti che la vivevano.
_le sedie intorno erano di legno e paglia intrecciata, un po’ zoppe ma ancora solide malgrado le ricordassi li da sempre.
e data la mia giovane età non era difficile. sicuramente le loro gambe nel tempo che andava ben oltre i miei ricordi, avevano sostenuto corpi stanchi e bisognosi di riposo. odoravano di fatica.
_di solito si andava a trovare i parenti la domenica.
per me piccolo era un viaggio da affrontare con lo spirito giusto consapevole che il premio finale, per la pazienza portata durante i 50 minuti di tragitto, sarebbe stato ritrovarmi in un posto magico, pieno di storia e cavalieri, dame e tradimenti, sotterranei e tesori.
_la strada per metà o quasi serpeggiava lungo la costa jonica, poi ad un tratto deviava e la pendenza introduceva la montagna.
i tornati man mano che si saliva diventavano sempre più frequenti e gli ultimi erano i più sospirati perché sapevo che non appena superati, avrei visto quella mano rocciosa che si sarebbe stagliata minacciosa su di me, mio padre e mia madre, racchiusi in una scatolosa utilitaria Fiat 600.
_la mano di roccia era già visibile da basso durante la scalata verso il paese arroccato ai suoi piedi, ma l’avvicinarvisi creava l’inganno che fosse lei ad allungarsi quasi fino a sradicarsi dalla terra che le faceva da base, per gettarsi a valle ad afferrare tutto ciò che gli capitava a tiro, piante animali uomini e Fiat 600.
_come le sedie anche i racconti sulla rocca e il castello in essa contenuto, erano nella mia memoria da sempre, come se fossero nati con me,
o meglio ancora come se loro fossero li da qualche parte ed io li avessi afferrati e portati con me poco prima di venire al mondo.in realtà una parte delle storie venivano da mio fratello maggiore che le aveva apprese dai parenti che appunto andavamo a trovare, e in parte o per meglio dire le rifiniture, le lacune i si dice e si è detto, li avevo ascoltati da chi in quel posto ci viveva da lungo tempo, da generazioni.
_a quei tempi non mi era permesso avventurarmi da solo nella parte vecchia del paese e all’interno del castello che lo sovrastava.
lo miravo con doveroso rispetto e timore da sotto mettendo il naso fuori dalla porta, come già detto, sempre aperta.il paese era già praticamente deserto con la case diroccate e la chiesa chiusa e sconsacrata.
a parte qualche rudere riparato e adibito ad ovile o il vecchietto che vendeva bibite e raccontava la storia di amore, tradimento e morte avvenuta in epoca remota ai visitatori radi che in estate si avventuravano, in paese non viveva più nessuno da quando negli anni ’60 era stato evacuato per pericolo di frane.
_gli stessi turisti tempo dopo mi aiutarono a tirare fuori un amico col quale mi ero calato all’interno di un apertura che un tempo doveva essere una camera facilmente accessibile, ma che all’epoca dei fatti invece risultava come una camera sotterranea, accessibile solo dall’alto.
_col passare degli anni Pentedattilo è diventato un Luogo con cui darsi appuntamento, ogni volta con persone diverse o emozioni differenti, ma sempre importanti ed intense in quanto vissute, condivise e Consacrate in quello spazio di mura diroccate incastonate nella roccia, infinitamente Magico e Misterioso e per questo Sacro.
_da tempo vivo distante dalla mia Terra, dal mare e dalla Rocca che da bambino mi incantava e intimoriva allo stesso momento.
da tempo non racconto cose nuove al Luogo che ha ascoltato in silenzio le più inconfessabili confidenze o udito gemiti e sospiri di amanti affascinate e ispirate.
_questa estate scenderò in vacanza al mare.
mi piacerebbe presentare mio Figlio al Luogo e raccontargli con un corto animato una storia che inizia nello stesso periodo del braciere e arriva ai giorni nostri.
un viaggio tra pozzi e pendoli, lungo una strada di amicizie e caffeina che va da Reggio Calabria a Ollersdorf, passando per Milano.
